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a global / local point of view
Da Londra ad Atene. Una rapida comparazione ci salverà .
post pubblicato in diario, il 24 aprile 2012
http://it.wikiversity.org/wiki/Sistemi_elettorali_europei
Empiricamente parlando, più ci si allontana dai modelli franco-britannici più ci si avvicina a modelli dominati dalla instabilità. Allontanandosi da Londra si va verso Atene.
A livello strutturale l'Italia si può salvare se garantisce ai cittadini, all'Europa e agli investitori istituzionali una maggiore governabilità e stabilità politico-sociale. Il Porcellum ha regalato al nostro Paese, in ordine: maggiori costi in termini di deficit democratico, instabilità governativa ed amministrativa con connesso incremento dell'incertezza sul Paese da parte dei propri abitandi e da parte dei propri vicini di casa. La paura verso il futuro si traduce in mancati investimenti, in mancata occupazione, in mancata crescita.
Sostituire un modello come quello attuale significherebbe, in termini sociali, arginare il dilagante pensiero anti sistema (troppo spesso sottovalutato come "anti politica"), riavvicinare gli elettori alle urne e avvicinare un numero maggiore di persone alla gestione o al controllo della cosa pubblica. In termini prettamente sistemici, invece, approvare celermente un nuovo sistema elettorale garantirebbe all'Italia una forte attenzione da parte dei partner europei e globali. L'attuale sistema partitico ed elettorale ha generato squilibri e fallimenti sostanziali: il sistema risulta oggettivamente insostenibile.
I Paesi detentori della "Triple A" in Europa sono un club esclusivo e soggetto a costanti aggiornamenti: per non essere declassati non contano soltanto i bilanci pubblici e le quote del debito. Sempre di più la stabilità deve essere supportata da un sistema politico efficace, rappresentativo ed efficiente. I correttivi adottati in Germania garantiscono una continuità governativa superiore ad altri sistemi prettamente maggioritari. Londra e Parigi rappresentano però, ancora oggi, i modelli più stabili e politicamente chiari.
L'Italia, per uscire dalla paralisi, si dovrebbe dotare di un sistema in grado di garantire con una "forte" regolamentazione molteplici innesti economici e sociali: rappresentanza, regolazione delle lobbies, primarie per legge, sussidiarietà sono solo alcuni elementi centrali. Oltre a questo è necessario, per comporre un nuovo quadro partitico-politico, ambire ai modelli maggioritari e fortemente rappresentativi.
Dal momento che l'integrazione tra economia e politica è sempre più rapida (e.g. lo spread), una legge elettorale in grado di generare "un leader, un programma, un governo" è l'unica via per risolvere l'anomalia italiana: pensare di avere un quadro volto alla governabilità e non aver espresso un governo maggioritario negli ultimi diciotto anni.
ELG
"Financial Markets Workshop"
http://www.ambrosetti.eu/en/workshops-and-forums/financial-markets-workshop/previous-three-workshops/2012
Per chi si fosse perso i lavori e per chi volesse approfondire le tematiche trattate al forum.
ELG
Modelli a confronti: tra polemiche, paure e speranze.
post pubblicato in diario, il 4 febbraio 2012
Avendo sempre sostenuto questo Governo e avendo auspicato la nascita pubblicamente da circa due anni mi sento in dovere di spiegare le mie ragioni.
Le interconnessioni ed i rapporti tra gli Stati e nelle
macro regioni hanno cambiato il volto delle strutture interne degli Stati. La
domanda non è in questo caso se gli Stati attuano o se gli Stati
subiscono le transizioni; in questo caso la domanda è un’altra: esistono Stati
in grado di cogliere il cambiamento e creare un proprio modello economico e
politico all’interno?
Guardando la realtà attuale e gli eventi del
passato possiamo trovare degli esempi molto importanti.
Il primo è un modello tipicamente riconducibile agli Stati
anglosassoni: essi riescono a modificare la propria politica interna perché la
loro struttura flessibile ed elastica porta la società civile a ricoprire un
ruolo centrale nella definizione delle politiche interne.
Negli Stati nord europei, invece, è l’amministrazione pubblica a
guidare il processo decisionale: sono i partiti e gli apparati amministrativi a
delineare le linee guida in questo campo d’azione.
La terza categoria è propria degli Stati latino americani coinvolti
nelle precedenti crisi economiche. Questo set di nazioni hanno dovuto
modificare le proprie strutture interne, intese come insieme di Istituzioni
politiche ed istituzioni sociali, su richiesta di agenti esterni che hanno
subordinato gli aiuti a delle riforme strutturali.
La crisi europea pone l’Italia in una strana situazione: non
c’è stata una società civile a guidare una transizione, non c’è stata una
classe dirigente pubblica in grado di comprendere la gravità della crisi e non
c’è stato un commissariamento da parte di attori internazionali.
In questo quadro l’azione del Governo Monti sembra rivolta
ad unire queste tre esperienze traendo dalle varie esperienze gli spunti
governativi e decisionali migliori.
Del primo modello, di carattere politico repubblicano-conservatore,
l’attuale esecutivo ne ha ricavato la capacità di guidare i processi
tramite una rottura con il passato
(si pensi alle frasi del viceministro Martone – giuste e mal interpretare – e dello stesso Presidente
del Consiglio in materia di posto fisso – frase comprensibile ed in grado di
toccare un nervo scoperto nella società). Questo non rende l'attuale Governo un
esecutivo "liberista" o di "destra" (si pensi al dibattito sul tema del merito,
domanda ricorrente: “è di destra o
di sinistra?”)
Del secondo modello, di carattere statalista e
centralizzatore, l’attuale Governo ha tratto la legittimazione parlamentare e quella
morale dal Presidente della Repubblica: ciò ha permesso alle Istituzioni di
legittimarsi in una fase in cui i partiti non hanno espresso una notevole forza
propositiva. La condotta di questo Governo risulta infatti orientata ad
un’operatività concreta e mirata ai fini, ovvero la “salvezza” finanziaria e
politica, e non contrastante con i ruoli classici dei politici e dei partiti. Tutto ciò non fa del Governo attuale un esecutivo burocratico, pesante e distante dall'economia e della politica reale.
Del terzo modello l’Italia, forse, prende l’unica cosa buona: la
spinta a riformare. Va detto, per correttezza, che l’esecutivo da novembre ad
oggi ha fatto molto più di molti Governi precedenti (sia in termini
quantitativi che in termini qualitativi).
L’insieme di questi tre modelli porta quindi ad uno sbocco
naturale: la creazione di un nuovo modo di ripensare i nessi tra Istituzioni
interni ed esterni.
La globalizzazione non è più soltanto rivolta ai mercati,
alle informazioni (internet su tutte) e alla produzione: ne emerge un quarto
tipo, legato alle variazioni istituzionali e del sistema politico.
La crisi europea è un ottimo modo quindi per vedere se tali
modificazioni porteranno ad un’Europa degli Stati più omogenea o un’Europa
delle nazioni eterogenea.
Il “modello” italiano potrebbe essere il primo passo per
un’Europa nuova e per concludere una drammatica transizione dominata dalla
paura finanziaria, dalla lenta crescita economica e dall’isolazionismo politico.
ELG
Uno strano e non prevedibile venerdì 13.
http://www.ft.com/intl/cms/s/0/78bf6fb4-3df6-11e1-91f3-00144feabdc0.html#axzz1jMFyi71p
http://www.economist.com/blogs/banyan/2012/01/reforms-myanmar
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-01-13/taglia-rating-francia-altri-165728.shtml?uuid=AabtFkdE
http://www.corriere.it/economia/12_gennaio_13/borsa-spread-andamento-giornata_f18db3ce-3dbf-11e1-86c1-1066f4abcff8.shtml
La scaramanzia non c'entra nulla. Lo sappiamo e tra un link ed un altro possiamo tirare le somme di una settimana ed un inizio di anno: abbiamo fatto i compiti a casa, ora tocca agli altri. Dopo questo inaspettato venerdì 13, l'asse Germania-Francia è più debole. Più forte e altrettanto inaspettato potrebbe essere l'alleanza tra Monti e Sarkozy. Del resto la Germania ha isolato idee concrete per salvare l'Europa per difendere l'interesse nazionale, ora l'Europa potrebbe isolare la Germania. Chiaramente, se dovesse accadere questo, la crisi dell'Euro e dell'Europa terminerà perché Merkel e la business community tedesca sa che senza l'Euro non sono nulla. Al massimo possono essere irrilevanti.
http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=201201132004243551&chkAgenzie=TMFI&titolo=L'Europa%20alza%20la%20voce%20con%20S&P,%20Italia%20declassata%20a%20BBB+
Soprattutto la triple B sul nostro debito sovrano è la conferma dell'immobilismo passato ed è la sgradevole riconferma degli errori passati. Tale scelta deve essere letta in due modi: - un incentivo a fare bene e meglio i compiti a casa; - indicare all'Europa la strada giusta (Unione politica, euro bond, BCE come fed)
Quando la forma è sostanza.
«È piuttosto difficile fare oggi previsioni sui mutamenti che avverranno nei prossimi anni. Dobbiamo quindi imparare a vincere le sfide internazionali anche in queste condizioni di incertezza, di precarietà, di rischio. Il nostro Paese ha già dimostrato più volte nel passato di possedere grandi capacità di adattamento e di fantasia per reinventare nuovi spazi sui mercati internazionali. E sono certo che anche nei prossimi difficili anni sapremo rispondere con successo a queste nuove sfide.» B. Andreatta, 1979.
La lungimiranza con la quale venne affrontato il problema del debito pubblico e dell'autonomia delle banche centrali sono un esempio di quanto l'analisi dettagliata e lo studio siano necessari per interpretare, prevedere e suggerire soluzioni alle problematiche pubbliche. Tali previsioni affondano le radici nella competenza poichè, come ricordato nel convegno, non c'è nulla di più pericoloso dei "dilettanti". Mai come oggi, un'Europa travolta dalla crisi finanziaria e politica, deve rispondere con azioni dettagliate e generali. Alla vigilia di una settimana decisiva per l'Italia e l'Europa il quadro è complesso. Come dimostra il caso dell'Ungheria in materia politica e il caso della Grecia sul versante economico, l'Unione non deve cadere nel tranello mortale del potere affidato a dilettanti e a attori in grado di difendere soltanto l'interesse particolare. Soprattutto, anche questa volta l'Italia deve dimostrare la sua straordinaria fantasia.
Di certo, la presenza di Andreatta ci avrebbe dato molta più fiducia e speranza per il futuro.
ELG
Il miglior comunicato del 2012 (senza dimenticare quelli del 2011)
post pubblicato in diario, il 4 gennaio 2012
Il comunicato di Monti è un capolavoro di finezza, sobrietà e lungimiranza politica.Inoltre fa emergere il lato grottesco della vicenda: non serve dire quale sia.
Ecco il testo completo:
"4 Gennaio 2012
Nel dare risposta al Senatore Calderoli, il Presidente Monti esprime la propria gratitudine per la richiesta di chiarimenti, poiché anche a suo parere sarebbe “inopportuno e offensivo verso i cittadini organizzare una festa utilizzando strutture e personale pubblici”. Come risulta dalle circostanze di fatto sopra indicate, non si è trattato di “una festa” organizzata “utilizzando strutture e personale pubblici”.
D’altronde il Presidente Monti evita accuratamente di utilizzare mezzi dello Stato se non per ragioni strettamente legate all’esercizio delle sue funzioni, quali gli incontri con rappresentanti istituzionali o con membri di governo stranieri. Pertanto, il Presidente, per raggiungere il proprio domicilio a Milano, utilizza il treno, a meno che non siano previsti la partenza o l’arrivo a Milano da un viaggio ufficiale. Il Presidente del Consiglio ha appreso da fonti di stampa che il Senatore Roberto Calderoli avrebbe presentato in data odierna un’interrogazione a risposta scritta con la quale chiede di dar conto delle modalità di svolgimento della cena del 31 dicembre 2011 del medesimo Presidente del Consiglio.
Il Presidente Monti precisa che non c’è stato alcun tipo di festeggiamento presso Palazzo Chigi, ma si è tenuta presso l’appartamento, residenza di servizio del Presidente del Consiglio, una semplice cena di natura privata, dalle ore 20.00 del 31 dicembre 2011 alle ore 00.15 del 1° gennaio 2012, alla quale hanno partecipato: Mario Monti e la moglie, a titolo di residenti pro tempore nell’appartamento suddetto, nonché quali invitati la figlia e il figlio, con i rispettivi coniugi, una sorella della signora Monti con il coniuge, quattro bambini, nipoti dei coniugi Monti, di età compresa tra un anno e mezzo e i sei anni.
Tutti gli invitati alla cena, che hanno trascorso a Roma il periodo dal 27 dicembre al 2 gennaio, risiedevano all’Hotel Nazionale, ovviamente a loro spese.
Gli oneri della serata sono stati sostenuti personalmente da Mario Monti, che, come l’interrogante ricorderà, ha rinunciato alle remunerazioni previste per le posizioni di Presidente del Consiglio e di Ministro dell’economia e delle finanze.
Gli acquisti sono stati effettuati dalla signora Monti a proprie spese presso alcuni negozi siti in Piazza Santa Emerenziana (tortellini e dolce) e in via Cola di Rienzo (cotechino e lenticchie).
La cena è stata preparata e servita in tavola dalla signora Monti. Non vi è perciò stato alcun onere diretto o indiretto per spese di personale.
Il Presidente Monti non si sente tuttavia di escludere che, in relazione al numero relativamente elevato degli invitati (10 ospiti), possano esservi stati per l’Amministrazione di Palazzo Chigi oneri lievemente superiori a quelli abituali per quanto riguarda il consumo di energia elettrica, gas e acqua corrente."
Il link è un generatore automatico di comunicati stampa sulle cene di Mario Monti. Basta aggiornare e uscirà un nuovo comunicato.
http://metilparaben.blogspot.com/2012/01/generatore-automatico-di-precisazioni.html
Con sobrietà.
ELG
Caro Euro....
http://www.corriere.it/politica/12_gennaio_04/io-il-cavaliere-e-il-legame-con-bossi-aldo-cazzulloio-il-cavaliere-e-il-legame-con-bossi-aldo-cazzullo_aafdc5b6-369e-11e1-9e16-04ae59d99677.shtml
L'intervista di Cazzullo all'ex Ministro Tremonti sul Corriere della Sera è importante.
I rischi sull'intervento dell'IMF, la dualità della crescita interna ed il processo di riaggregazione politica sono corretti. Interessante è lo schema ipotizzato "due mosse, due piazze" ma la vera risposta agli attuali problemi la da Romano Prodi nella sua recente intervista precedente a quella dell'ex Ministro. Del resto "crescita, credibilità, Europa e mercati finanziari" hanno bisogno della stesso elemento per rendersi incisivi e importanti: leadership. Una leadership europeista che in Europa latita perchè da una parte mancano leaders pienamente fiduciosi nel futuro della moneta unica (compresa l'Europa stessa) e dall'altra perchè gli attuali attori guardano a sterili interessi elettorali.
ELG
EnriLoGiudice is now on Twitter.
post pubblicato in diario, il 26 dicembre 2011
Come da titolo, approdo su Twitter.
ELG
I "10" del 2011.
post pubblicato in diario, il 25 dicembre 2011
I "10" del 2011.
1) Mario Draghi. È riconosciuto universalmente come un interprete della stabilità e della crescita. La sua lettera ha segnato il cambio di passo nella politica nazionale. Attualmente deve svolgere la missione più difficile: coniugare una nuova politica monetaria e salvare l'Euro.
2) Giorgio Napolitano. Da Presidente della Repubblica ha illuminato con i suoi discorsi e moniti la politica interna e la ha profondamente cambiata con geniali intuizioni e accelerazioni. Troppe parole non servono. Il migliore garante dell'Unità italiana e del pensiero europeista nostrano: "Re Giorgio" ha salvato la Repubblica.
3) Alberto Quadrio Curzio e Romano Prodi. La loro idea di Eurobonds è la via maestra per salvare l'Euro e l'Europa dalla crisi. Le argomentazioni usate sono corrette, oggettive ed europeiste. Per questo sono allo stesso tempo apprezzate da molti e contrastate da pochi (e in numero costantemente più basso).
4) Le donne. Sono state trattate in modo pessimo moralmente ed hanno reagito. "La metà rosa del cielo" alla fine ha vinto. Come sempre.
5) Le zone colpite da eventi atmosferici. Purtroppo. Ancora una volta. Sinceri auguri per il 2012.
6) Mario Monti. È il miglior Presidente del Consiglio che si poteva immaginare per i 150 anni di Unità. Ora, insieme al suo Governo, deve "fare presto e bene". Finalmente.
7) La società civile. Nei 150 anni di Unità d'Italia e nell'anno della crisi dell'Euro dove non è arrivata la politica è arrivata la società civile. Fortunatamente, disponiamo di grandi figure competenti e stimate in campo internazionale. Proprio per questo la politica non ha fallito: è stata semplicemente e giustamente ridimensionata dal merito, dalla competenza e dalla brillantezza di chi si occupa della cosa pubblica pur non avendo bandiera, tifoseria e colore.
8) Lo Spread. Ora tutti lo conoscono. Lo temono. E sotto sotto qualcuno si è anche affezionato a differenziali alti così tanto da voler impedire ogni tentativo di cambiamento per farli tornare a livello sostenibili.
9) "Merkozy" Perché preferiscono un'Europa di basso livello, intergovernativa e senza molte responsabilità. Potevano salvare facilmente la Grecia, hanno aperto la più dura crisi della zona Euro. Sono in cauta libera nei sondaggi e dovranno affrontare importanti campagne elettorali ma non si scompongono.
10) I "Complottisti". Ovvero tutti coloro che credono che ci siano in atto complotti di varia natura e matrice in Europa, negli Stati Uniti e anche in Italia. Perché intasano il web di fesserie su banche, organizzazioni internazionali e su teorie economiche e in pochissimi hanno il coraggio di "sparare sulla croce rossa" rispondendo loro. Sono di sicuro le persone meno impegnate, con più fantasia e con più tempo libero del globo.
ELG
Auguri
post pubblicato in Think tank, il 23 dicembre 2011
Auguri a tutti, alle vostre famiglie e ai vostri cari.
Auguro buone festività ed un 2012 all'insegna del raggiungimento pieno ed effettivo dei propri sogni e obiettivi.
Nel farlo, riporto una frase emblematica per il 2011 e motivante per il 2012.
"I servitori della cosa pubblica sono uomini che conoscono il senso del limite", Presidente Giorgio Napolitano.
I più sentiti auguri,

(dipinto di Tullio Pericoli)
ELG
TPS: maggio 2006 - maggio 2008.
post pubblicato in diario, il 17 dicembre 2011
Di Romano Prodi, 16.12.2011, La Repubblica.
"Avevo già in precedenza avuto modo di ammirare il rigore e lo stile di Tommaso Padoa-Schioppa, la sua razionalità e la sua curiosità intellettuale, ma, nonostante la lunga amicizia, non avevo mai potuto verificare quanto fosse profonda e limpida la sua passione politica. Ed è questa passione che più ha colpito tutti noi, anche perché le sue doti di intelligenza e le sue capacità tecniche erano da tempo conosciute, mentre i suoi valori e i suoi obiettivi erano sempre stati mantenuti in un’atmosfera di voluta discrezione. Per essere ancora più espliciti, anche i suoi severi critici hanno dovuto riconoscere che nella sua severità e nel suo rigore non vi era una prevalenza tecnocratica ma un suo straordinario senso dell’equità e della giustizia. Partendo da queste premesse è stato possibile affrontare senza tensioni, anche se con la necessaria dialettica, i problemi più difficili, a partire dal ben noto dibattito sulla politica dei due tempi e sul contrasto fra efficienza ed equità. Un dibattito che, spesso anche usato strumentalmente, ha infiammato tutta la vita del nostro governo. Ed è perciò assai opportuno che questa raccolta si sia concentrata sugli interventi riguardanti il risanamento e la crescita. Questo non significa affatto adottare la politica dei due tempi (prima il risanamento e poi la crescita), ma operare in modo compatibile con gli obiettivi e i vincoli dell’Italia. Ed è bene tenere in mente quanto complessi siano gli obiettivi e quanto soffocanti siano i vincoli. Per questo motivo la strategia finanziaria è stata obbligata (anche per tenere conto degli impegni europei) ad attribuire un maggior peso al risanamento nel primo anno e a porre un maggior accento sulla crescita nell’anno successivo. Una logica ferrea che, in teoria, avrebbe dovuto essere da tutti condivisa, ma che fu oggetto di profonde controversie anche all’interno del governo, perfino quando si stavano chiaramente manifestando le conseguenze positive di quest’azione. Essa aveva dato infatti risultati straordinari con una riduzione del deficit dal 4,3% del 2005 (il che aveva anche provocato una procedura europea di infrazione per “disavanzo eccessivo” ) all’1,5% del2007. E non si trattava certo di un effetto transitorio perché il controllo della spesa, l’impostazione di un’efficace e permanente azione di contrasto all’evasione fiscale e l’adeguamento dei coefficienti di liquidazione delle pensioni alle accresciute speranze di vita ponevano le premesse per il mantenimento di un percorso virtuoso anche nel lungo periodo. Ancora una volta emergeva un’azione coerente, dedicata da un lato all’obiettivo della crescita (rendendo disponibili decine di miliardi di curo per investimenti nel capitale fisico e umano) e dall’altro all’obiettivo della giustizia distributiva (tramite una lotta serrata contro l’evasione fiscale). Debbo, a questo proposito, sottolineare la passione con cui portava avanti la necessità della spending review e ricordare come tutto questo veniva accolto con un senso di ironia e scetticismo da parte del mondo politico italiano, salvo recuperarne l’importanza dopo anni, quando il disastro delle finanze italiane era andato già troppo avanti. Questo metodo di lavoro, così rigoroso da sembrare inflessibile, ha provocato molte volte, nell’ambiente un po’ liquido della no stra coalizione di governo, tensioni non trascurabili; ma, fortunatamente, tale metodo è stato tenacemente applicato, nella ferma convinzione che senza questa durezza non si sarebbe mai potuti uscire dalla spirale negativa in cui l’Italia si era avvitata. L’inflessibilità di Tommaso era infatti lo strumento per raggiungere un maggiore equilibrio economico e sociale nel Paese, per salvare e fare avanzare le conquiste dello stato sociale, per dare concretezza ai famosi obiettivi del federalismo fiscale e, soprattutto, per garantire un futuro a una giovane generazione sempre più frustrata e timorosa del domani. La passione e la cura peri giovani e per i loro studi era infatti una costante guida del suo pensiero e una linea d’azione della sua politica. E nessuno di noi ebbe alcun dubbio di cosa Tommaso volesse intendere quando incitava i “bamboccioni” a darsi da fare. Li voleva semplicemente protagonisti del proprio futuro, proprio all’opposto del significato che molti vollero, con malizia, attribuire alle sue parole. È quindi indispensabile cogliere il significato profondo della battaglia combattuta da Tommaso Padoa-Schioppa per indirizzare il bilancio pubblico verso la crescita economica e per ridurre progressivamente nel tempo il carico fiscale sui contribuenti che hanno fatto il loro dovere, con il risultato di alleggerire anno per anno il peso del debito. Si tratta di un insegnamento molto semplice, perché semplice è il richiamo alle necessarie virtù collettive. Un richiamo che Tommaso Padoa-Schioppa ha costantemente ripetuto con le parole e con l’esempio della sua azione. Un richiamo che il più delle volte si è perso nei complicati meandri della politica e nelle incomprensioni della società. Un richiamo che tuttavia noi dobbiamo fare nostro se vogliamo preparare un posto per la nostra Italia in un mondo in cui i cambiamenti procedono con una velocità e un’ampiezza senza precedenti."
Fonti: http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/rigore-equita-e-passione-le-lezioni-di-padoa-schioppa_4270.html http://www.mulino.it/edizioni/volumi/scheda_volume.php?vista=scheda&ISBNART=23497
ELG
4 dicembre 2011. Commento a caldo al Decreto Salva Italia.
La strada è quella giusta. Pensioni, incentivi per il lavoro giovanile e femminile, tassazione indiretta dei patrimoni, piccole riforme ed aggiustamenti strutturali. Non dimentichiamoci una delle cose più importanti: la reazione dei mercati di domani. Per ora, a caldo, la strada sembra quella giusta.
Avanti cosi. E come dicono in molti ultimamente: " fare presto e bene".
Un pensiero alle generazioni future: lo stiamo facendo per voi e non solo per noi (che stiamo già pagando errori passati)
ELG
Nota per il futuro (di breve periodo)
post pubblicato in Think tank, il 24 novembre 2011
Le aggregazioni politiche derivano da come si intendono le Istituzioni, il ruolo degli attori politici nel dibattito economico, il ruolo dello Stato nell'econonia e molti altri fattori. Elencarli richiederebbe una lunga comparazione tra manuali di politica economica e scienza politica. Emerge però un fenomeno piuttosto bizzarro e spero isolato: va di moda citare come nuovo paladino "dei buoni sui cattivi banchieri e tecnocrati" un europarlamentare inglese. In un suo intervento al Parlamento Europeo, il parlamentare si scaglia contro la governance europea e contro gli eventi accaduti in Grecia e Italia (si legga: dimissioni dei rispettivi Governi). In un mix esplosivo di populismo e di anti europeismo, il parlamentare ha sparato a zero sull'Europa e sul suo funzionamento: le sue idee hanno aggregato le ali più conservatrici dei vari schieramenti politici. Non essendo il suo discorso importante e scientificamente interessante, veniamo al punto: perché in Europa un anti europeista diventa una star? Soprattutto, perché aumentano le posizioni avverse all'operato in politica economica della BCE e delle Istituzioni Europee? Perché ancora oggi il cittadino ha la percezione di un'Europa troppo spesso confinata in un semplice apparato burocratico non capace di decidere e senza una mera legittimazione. Un'Europa in grado di applicare le proprie scelte e mettere in campo le proprie linee guida bloccherebbe la strada a movimenti anti europeisti e a rigurgiti nazionalisti anche in economia. Tali movimenti, difatti, alimentano indirettamente la voglia di nazionalismo che sta venendo a galla in molti Paesi del Vecchio Continente. La crisi della Grecia e dell'Euro risultano quindi il punto di arrivo e la più grande opportunità per la politica europea e per le economie nazionali: si possono formare in Europa e negli Stati membri coalizioni sociali e politiche più omogenee per politiche coerenti e con un ampio raggio di azione. Urge una risposta sovranazionale di un liberalismo temperato dagli eventi. Tutto questo perché sono le idee ad aggregare le parti sociali, i cittadini e gli attori pubblici. Non il contrario.
ELG
Governo Monti. Finalmente.
post pubblicato in Think tank, il 16 novembre 2011
Sono mesi, se non anni interi, che aspetto questo momento. Non perche' io sia iscritto all'Universita' che ha espresso più Ministri, non perche' sostengo fortemente il ruolo delle Istituzioni, non perche' mi auguravo da tempo un Governo presieduto dal Professor Monti. Aspettavo da tempo questo momento perche' semplicemente ho sempre creduto ad un Governo di uomini seri, competenti, eccellenti nel proprio campo. Unire e non dividere, crescere e non arretrare, avere una visione europea ben temperata dagli eventi. E' possibile vincere la sfida della crescita economica e dello sviluppo sociale: l'Italia ce la fara' e guidera' la nuova stagione europea. Finalmente. Ora crescita e rigore, avanti cosi.
ELG
14.32
post pubblicato in Think tank, il 12 novembre 2011
Monti Premier (e interim all'Economia?) Amato agli Esteri. Ornaghi all'Istruzione. Secchi o Bini Smaghi allo Sviluppo economico. Tabellini o Saccomanni all'Economia. In tutto cio': Draghi e Napolitano da manuali di politica (e di stabilita' finanziaria) con annessa promozione del mondo economico, industriale e accademico per l'ipotesi Monti (Prodi, Fortis, Vaciago)
La serieta', la competenza ed il prestigio internazionale per chiudere una stagione ed aprirne una nuova all'insegna della crescita, delle riforme strutturali come liberalizzazioni e concorrenza. Il salvataggio dei titoli statali e dell'Euro passa ancora dagli Eurobond, dal risanamento e da una governance nazionale concordata con le Istituzioni sovranazionali - come Europa e IMF - ma con una discontinita' netta: un'aumento incredibile di credibilita' per il nostro Paese.
Finalmente.
(Da leggere: - http://www.economist.com/blogs/freeexchange/2011/11/understanding-euro-crisis ; - http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-11-08/goldman-sachs-ecco-come-215816.shtml?uuid=Aaa2QwJE )
ELG
Mitologia.
"Il ratto d'Europa" ed il nostro euro come "una moneta strana che non ha convinto". La prima è mitologia, l'altra è una storiella. Ora avanti con una governance economica sovranazionale europea.  ELG
Riconquistare (fiducia, credibilità, speranza)
Il sentimento comune e anagraficamente trasversale è ormai
evidente: indignazione e rabbia. Tale emozione è stato tradotto in una costante
tensione sociale.
Negli ultimi anni, in seguito alle “scosse” mondiali
generate dall’attacco dell’11 settembre 2001, la comunità economica
internazionale, intesa come l’insieme degli attori determinanti nella politica
economica mondiale, ha subito un lento logoramento sfociato nelle più aspre e
amare proteste attualmente in atto in tutto il mondo.
Mario Draghi, esponente di punta della “business community”,
ha avuto in entrambe le sue ultime esternazioni ragione: i giovani sono
“giustamente indignati” e le violenze sono state “un peccato”.
A mio avviso, però, il bersaglio delle proteste è errato: la
BCE, le banche e altri attori internazionali (dall’UE alla World Bank passando
per alcune multinazionali) non sono i solitari artefici della crisi.
A livello nazionale, credo soprattutto che gli “indignati”
debbano invocare stabilità, coesione e unità politica-strategica.
Paradossalmente sarebbe questo il cambiamento più radicale!
Mai come oggi, per il nostro futuro, abbiamo bisogno di
Istituzioni forti in grado di riconquistare la fiducia dei cittadini e la
credibilità dei mercati.
Questa stessa posizione è stata appoggiata anche da figure
centrali nella cosa pubblica come il mondo cattolico, Monti, Prodi e Amato.
Senza dimenticare i moniti del Presidente della Repubblica
Napolitano.
Ridare la speranza per chi vuole lavorare e/o studiare è la
sfida più grande del futuro prossimo: per fare ciò servono esclusivamente
politiche mirate.
Molti politici e pezzi consistenti della società civile, dai
sindacati agli industriali passando per il mondo accademico, hanno enfatizzato
l’urgenza di aprire una fase nuova all’insegna di valori comuni e nuove
prospettive sociali.
Per ricostruire e ripartire servirà quindi l’aiuto ed il
contributo di tutti: Istituzioni, politica, mondo del lavoro, associazioni
impegnate nel sociale e nel sapere.
Per far fronte ai declassamenti servono misure urgenti e
incisive, non slogan o bandiere di opposti colori.
Noi giovani dobbiamo sperare e lavorare (ognuno a modo suo e
con le proprie competenze) in un ritorno alla normalità, non alimentare
posizioni settarie.
Altrimenti il processo di “riconquista” non sarà fattibile.

ELG
Alla fine arrivò anche Fitch.
You can close your eyes.
post pubblicato in Think tank, il 12 settembre 2011
Ogni epoca, generazione e società hanno immagini proprie, uniche e originali.
La nostra generazione, troppo giovane per ricordare il muro di Berlino e troppo anziana per essere impressionata dalle rivolte arabe, ha in quel giorno di settembre la propria immagine ed il proprio punto di svolta.
Molti esponenti del mondo accademico statunitense sostengono che la crisi attuale sia iniziata proprio l'undici settembre di dieci anni fa: tale analisi, lucida, fredda e quantitativamente valida, è perfettamente condivisibile.
In realtà, per chi ama profondamente gli Stati Uniti come li ama il sottoscritto, quel lontano undici settembre è un punto di non ritorno e non soltanto un mero e vasto campo teorico.
Quel giorno non ci spaventò un andamento finanziario.
La paura, la frenesia, la cattiveria umana, la forza di una nazione, la bontà di un popolo intero e la sua immensa forza di reazione all’evento ci fecero capire che il non ritorno era lì, nei nomi oggi incisi, nei loro corpi, nelle menti di tutti; nel volo di quei quattro aerei; nel viaggio suicida di quelle persone che tra un altro moto e le fiamme scelsero il libero volo; tra i volontari, i pompieri e la polizia; tra il sacro di una preghiera ed il profano di un’imprecazione mossa da chissà quale dolore o storia; nel centro della finanza mondiale e nelle praterie del sogno americano; nella disperata e affannosa ricerca del nemico da uccidere e da stanare; nei messaggi terrificanti di uno sceicco ucciso dieci anni dopo; nel cuore dell'occidente e nelle storie dei migranti che scelsero la fuga per diventare nuovi cittadini e realizzare il modello statunitense.
Tra una canzone di James Taylor ed il “suono del silenzio”, tra un Presidente e l’altro, tra un sindaco ed il suo predecessore e soprattutto tra le centinaia di semplici storie che hanno letto nomi e cognomi delle vittime tutto era lì.
Nuovamente. Come ogni anno da dieci anni.
Perché ogni epoca, generazione e società hanno momenti e luoghi.
Per la nostra, New York ed il 9/11.
"God is our refuge and strength, a very present help in trouble.
Therefore, we will not fear, even though the earth be removed, and though the mountains be carried into the midst of the sea.
Though its waters roar and be troubled, though the mountains shake with its swelling, there’s a river whose streams shall make glad
the City of God; the holy place of the Tabernacle of the Most High. God is in the midst of her.
She shall not be moved.
God shall help her just at the crack of dawn.
The nations raged, the kingdoms were moved.
He uttered his voice.
The earth melted.
The Lord of Hosts is with us.
The God of Jacob is our refuge.
Come behold the works of the Lord, has made desolations in the Earth.
He makes wars cease to the ends of the Earth.
He breaks the bough and cuts the spear in two.
He burns the chariot in fire.
Be still and know that I am God.
I will be exalted among the nations.
I will be exalted in the Earth.
The Lord of Hosts is with us.
The God of Jacob is our refuge."
(Salmo 46)

ELG
Da Monaco: il Professore, il Preside ed il Presidente.
http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-08-22/eurounionbond-nuova-europa-201300.shtml?uuid=AapbbDyD http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2011/8/23/FINANZA-Fortis-vi-spiego-cosa-sono-e-perche-servono-gli-eurobond/202388/ http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-08-23/bipartisan-progetto-premier-214747.shtml Leggere parole serie e forti come queste mentre ci si trova in Germania è una grande soddisfazione.  ELG
Ah-ah-ah.
post pubblicato in diario, il 8 agosto 2011
http://www.usdebtclock.org/ http://brunoleoni.it/debito.htm
Intanto, il miglior editoriale degli ultimi tempi. Puntuale come sempre, del resto: "Il podestà forestiero" di Mario Monti.
http://www.corriere.it/editoriali/11_agosto_07/monti-podesta_1a5c6670-c0c4-11e0-a989-deff7adce857.shtml

ELG
AA+.
post pubblicato in diario, il 6 agosto 2011
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-06-17/come-nasce-rating-istruzioni-221956.shtml?uuid=AaFBclgD&fromSearch Downgrade. What else?  ELG
Mario Draghi, punto.
post pubblicato in diario, il 25 giugno 2011
Federico Caffè, indimenticabile ed indimenticato professore scomparso nel nulla e suo advisor ai tempi della laurea a “La Sapienza”, sicuramente sarebbe stato fiero di lui. La nomina di Mario Draghi alla guida della BCE può essere analizzata in due modi simmetrici e paradigmatici: la prima è una visione meramente italiana e a tratti provinciale, la seconda è un’analisi europea ed internazionale del sistema economico attuale. Nelle sue ultime “Considerazioni finale” il neo Presidente della BCE è arrivato con Carlo Azelio Ciampi, suo predecessore e suo mentore in Bankitalia, e a fine relazione si è sciolto in un abbraccio poco usuale per un uomo come lui: un'immagine piena di significati, di storia e di umanità. La figura di Draghi si inserisce anche nel solco dell’esperienza nel Comitato Esecutivo di Tommaso Padoa-Schioppa, figura ricordata dallo stesso Draghi durante il suo ultimo discorso da Governatore dell’Istituto di Via Nazionale, e nel recente operato di Lorenzo Bini Smaghi presso il Board. Draghi lascia la Banca d’Italia dopo sei anni: esattamente alla fine del primo mandato a scadenza della storia di Palazzo Koch. Nelle sue “Considerazioni finali” del 2011 emergono con forza i temi che hanno caratterizzato la governance di “Super Mario” (usato anche per un altro “Super”, Mario Monti): tornare alla crescita, ridurre le aliquote fiscali, l’assenso alle politiche volte al pareggio di bilancio fissato per il 2014, la riduzione calibrata della spesa pubblica, le nuove politiche industriali per favorire l’aggregazione delle medie imprese per formare nuovi grandi colossi aziendali, l’importanza dell’austerity inserita in un quadro di sviluppo e rilancio, l’attenzione all’occupazione e ai costi del lavoro femminile e la centralità di nuovi patti tra le parti per promuovere la concorrenza e lo sviluppo individuale giovanile. Le ricette di Draghi, non sempre apprezzate, sono state prese alcune volte come dogmi assoluti, altre volte come mere intromissioni di un “indipendente” nelle politiche economiche governative. Fino ad oggi però, va ricordato, l’Europa non aveva un Presidente della BCE ed il mondo continua a girare senza un Direttore Generale (o una Direttrice, ci siamo capiti) dell’IMF: le sue esternazioni in un contesto così difficile non sono mai sembrate eccessive e gratuite. Il tutto mentre i mercati ed i debiti pubblici di alcuni Paesi stanno mandando nuovamente in tilt il sistema. Le crisi connesse ai titoli e ai debiti sovrani non lasciano spazio all’immaginazione e l’Italia rischia di finire in un baratro senza troppe attenuanti. I controlli e le osservazioni delle agenzie di rating sulle banche del nostro Paese sono l’emblema questo ennesimo marasma. La nomina di Draghi, quindi, risulta essere fondamentale e importante sia per l’Italia che per l’Eurogruppo poiché il “programma” dell’ex Governatore esposto al Parlamento Europeo sembra adatto alle sfide del domani. Inoltre Mario Draghi ha una notevole esperienza, dovuta agli incarichi avuti in Italia, nel Financial Stability Board e in Goldman Sachs. La recente “tradizione” di grandi economisti e statisti italiani in Europa, come Romano Prodi, Mario Monti e Giuliano Amato, non ha quasi mai fallito. “Super Mario” conosce quindi alla perfezione la situazione finanziaria ed economia del nostro Paese: sicuramente, però, l’interesse generale prevarrà nel suo operato sull’interesse nazionale. Quando divenne Governatore la sua prima missione, per molti osservatori, era essenzialmente quella di far dimenticare all’opinione pubblica la figura di Antonio Fazio. Ecco, era quella la lettura provinciale, politicistica e banale a cui mi riferivo (senza dimenticare, ovviamente, le dietrologie che molti fecero sul suo ruolo in GS e sul “viaggio sul Britannia”) L’altra è quella europea ed internazionale che Mario Draghi ha saputo tracciare nei suoi discorsi e nei fatti che gli hanno dato le credenziali giuste per arrivare all’ultimo piano dell’Eurotower di Francoforte.  ELG
Quel mazzolin di fiori che vien dalla montagna.
Lo sostengo da tempo, oggi più che mai: un vero riformista, nel 2011, per essere definito tale, deve assolutamente affrontare la questione ambientale. Oggi, 13 giugno, il tema è centrale per la vita dell’Italia e, in aggregato, nel mondo. Ogni anno in Gran Bretagna si celebra la “Wave & tidal energy conferente”, ovvero la conferenza programmatica sull’economia ambientale, pubblica e privata. Nel Regno Unito sta prendendo sempre più corpo l’attuazione ed il funzionamento attento di una fondo di investimenti per lo sviluppo della green economy in collaborazione con il “Department of Energy and Climate change's low carbon innovation Fund” in grado di generare profitti pubblici e privati, benessere ambientale e posti di lavoro (se ne calcolano circa 12 mila iniziali). Sarà ora che l’agenda politica del nostro Paese venga dettata da forze politiche in grado di sostenere scelte come questa e non da chi ha promosso proposte popolarmente giudicate errate. Il quadro emerso dal voto del 12 e 14 giugno non è un mero e banale referendum sul Presidente del Consiglio: una visione del genere è dilettantistica, poco attenta e strumentale. Sostengo inoltre da tempo la necessità di uscire dallo scontro frontale tra tifoserie ed aprire un confronto su programmi, idee, persone. Il quadro reale che ne esce è una semplice e netta bocciatura di una cultura di Governo non più in sintonia con le esigenze della società, del bene comune, del mercato e dell’interesse economico generale. Ma sono certo, proprio perché ancora siamo in clima da “stadio”, ora, qualcuno tremerà alle parole “energia verde”: possono essere scambiate troppo facilmente con l’immagine della Lega Nord.  ELG
Cosa ci stiamo/si stanno perdendo tutti?
Premetto: i referendum sono essenziali per la vita del Paese ed il caso Battisti è centrale per la dignità delle famiglie delle vittime, dello Stato e della Giustizia italiana. Mentre l’Italia e la propria classe dirigente sono intrappolate nei dibattiti sull’analisi del voto amministrativo ed impegnata a sostenere il voto o l’astensionismo per quanto riguarda i referendum il mondo globale non si ferma. Nei quotidiani e nelle riviste vengono prima gli scandali sul mondo del calcio, i dibattiti sul ruolo della tv pubblica e, come sempre, i casi di cronaca nera e giudiziaria. L’Italia si è dimenticata di, in ordine sparso: il caos economico greco; l’intervento in Libia; la questione italo-americana Fiat – Chrysler; la Siria ed il mondo Arabo; il destino del Fondo Monetario Internazionale (abbandonando dalle cronache la figura di DSK). Non affrontare questi temi significa non capire il mondo: equivale a subire le scelte altrui poiché attualmente nessuno sembra in grado di decidere nulla. Divertente e curiosa è la discussione tra i membri del Governo: in molti si chiedono se la legge finanziaria sarà di 3 miliardi o di 40 miliardi di Euro. In base a questo si potranno valutare le politiche economiche in materia di rilancio e sviluppo dell’economia reale; finanziamenti per le spese militari; investimenti o tagli sulla politica industriale. In poche parole: economia, politica estera, internazionale e di sicurezza (dopo la morte di Bin Laden, tra l’altro) e crescita. Forse, ci stiamo perdendo qualcosa.  ELG
Royal Wedding
http://www.mirror.co.uk/news/politics/2011/04/22/david-cameron-echoes-tony-blair-s-warnings-over-iraq-as-he-vows-to-step-up-pressure-on-colonel-gaddafi-115875-23078234/ Parlare di William e Kate? No; ma auguri. Parlare di Tony e di David? Sì, si parla di Tony e David, i due "esclusi" (uno dai Reali e l'altro, forse, da Sarkò).  ELG
Prossima meta: Canada.
post pubblicato in diario, il 13 gennaio 2011
Adam Smith, 1776, "Indagine sulla natura e le causa della ricchezza delle nazioni": ruolo centrale della morale unito all'interesse personale. Thomas Robert Malthus, 1798, "Saggio sul principio di popolazione": due classi sociali. David Ricardo, 1817, "Principi dell'economia politica e della tassazione": rapporto tra macchine e lavoro. Karl Marx, 1859, "Per la critica dell'economia politica": conflitto tra classi. John Maynard Keynes, 1936, "Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta": intervento statale. Sergio Marchionne, 2011: se passa il "no", il paese migliore per produrre è il Canada. Tra Laos, Vietnam ed Asia in generale la nuova terra promessa dell'industria è il Canada.  ELG
In memoria di Tommaso Padoa-Schioppa (Belluno, 23 luglio 1940 – Roma, 18 dicembre 2010)
post pubblicato in diario, il 20 dicembre 2010
TPS apparteneva a quella categoria di persone lontane ma vicinissime, alte ma inquadrabili sin dal primo istante; i c.d. tecnici ingessati dall'immenso senso civico. Anni fa lessi un articolo molto interessante: TPS, da giovane, era indeciso tra Lettere ed Economia. Ecco il perchè della sua attenzione all'uomo in quanto individuo, alla storia in quanto ciclo e alla società intesa come insieme. Sapeva coniugare parole complesse e tecniche a frasi ingenue e intime, il tutto nel più grande rispetto e fiducia per il futuro, per l'Europa e per le istituzioni. Frasi intime come quelle pronunciate in un'aula universitaria, quando disse che da laureato si trovò a confrontarsi al Mit con personaggi come Paul Samuelson, sentendosi accademicamente ed anche umanamente molto inferiore. Della sua umiltà e bontà d'animo ne ebbi la riprova quando, dopo il voto di fiducia sulla "sua" prima legge Finanziaria, mi ritrovai, per puro caso, davanti a Palazzo Chigi ad un metro da lui: parlava di quella Manovra come un investimento sul futuro, come un passo in avanti per l'Italia in quel magico concetto chiamato Europa. Odiava le ipocrisie, dicevano gli amici ed i colleghi. Ipocrisie classiche della politica, ed ora evidenti proprio sulla sua figura: ipocrisie come quelle di tutti coloro che nel suo periodo da Ministro dell'Economia (tra le altre cose: forse l'incarico meno importante della sua carriera) lo avevano elevato a nemico pubblico ed ora, di fronte alla sua morte, piangono (in realtà, per dirla tutta, i suoi più maleducati rivali hanno poi continuato a governare seguendo la politica economica tracciata da TPS). Uomo di punta del mondo finanziario italiano, governatore bruciato della Banca d'Italia, pensatore illuminato, padre dell'Euro, grande europeista, straniero in Patria, uomo libero e cittadino onesto: tutto questo, e non solo, era per me TPS. La sua lezione è stata innovativa, coraggiosa e libera: involontariamente TPS ci ha lasciato tutto ciò. Volontariamente, lo ringrazio. In un periodo di difficoltà economica e finanziaria, l'idea di una forte Europa è ancor più povera. Di certo, però, Samuelson avrà ritrovato un gigante gentile con cui confrontarsi.  ELG
14 dicembre.
post pubblicato in diario, il 15 dicembre 2010
Indolore, rapido e conciso, ecco il mio pensiero sui fatti del 14 dicembre 2010. "Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare", Winston Churchill.
Tutto il resto sono chiacchiere che lascio ai novelli 100 000 (circa..) opinionisti politici di elevata caratura intellettuale che stanno occupando quotidiani, riviste (non scientifiche; almeno questo..), social networks e reti televisive.  ELG
Per elaborare un progetto futuro 6
post pubblicato in diario, il 13 dicembre 2010
A poche ore dai voti di Senato e della Camera il mio pensiero è chiarissimo. Non sarà un voto di fiducia o di sfiducia a cambiare le sorti del nostro Paese. Paradossalmente credo che la soluzione migliore sia un Governo Monti (tecnico), poichè un Governo di Responsabilità Nazionale con dei politici all'interno è impossibile dato l'alto numero di persone irresponsabili sedute in Parlamento. Ovviamente, un "Governo guidato da un Super Ciampi", come hanno proposto molte persone serie, sarebbe non un sogno bensì "il" sogno. L'incubo, invece, è dietro l'angolo: delle ignobili elezioni anticipate a due anni dalle ultime elezioni anticipate con una devastante crisi economica europea in corso. Del resto, usando una frase di Beniamino Andreatta, noi italiani tutti abbiamo fatto finta che la crisi economica e politica non ci fosse e così facendo " ci siamo allevati la serpe in seno". Soprattutto, tifare per un Governo Tecnico non mi era mai successo.  ELG
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